Imbriacola Lampedusa

Se cerchi in rete in un qualsiasi motore di ricerca il termine Imbriacola, quello che troverai sarà legato in qualche maniera a Lampedusa, si parla di vacanze, dammusi, tragedie legate all’immigrazione, e così per pagine e pagine.

Il termine Imbriacole è comunque legato a lampedusa, e in effetti con Imbriacole si denomina la lunga valle che percorre l’isola di Lampedusa da est a ovest quasi segandola in due, sbocca a cala Salina.

Se cambi ricerca ed aggiungi a Imbriacola il termine corbezzolo ecco svelato l’arcano.

In siciliano Imbriacola significa appunto corbezzolo. Si, la famosa pianta tipica della macchia mediterranea cantata anche da G. Pascoli “« O verde albero italico, il tuo maggio è nella bruma: s’anche tutto muora, tu il giovanile gonfalon selvaggio spieghi alla bora ».

Il termine inoltre porta a pensare, a “ubriaco” o che ti “ubriaca” ed in effetti leggendo le caratteristiche del corbezzolo, scopriamo che il frutto è alcolico.

Si, ti ubriaca se mangiato in quantità, non bisogna mangiarne in grossa quantità perché il frutto é alcolico, i Greci lo amavano molto perché li mandava in uno stato di ebbrezza, infatti ogni anno organizzavano la festa del corbezzolo durante la quale si rendevano ebbri e quindi con un carattere più socievole con gli altri”.

Ritornando a noi il corbezzolo riempiva nei tempi passati la omonima valle di Lampedusa e di certo doveva essere uno spettacolo in autunno quando l’albero fiorisce e contemporaneamente ci sono fiori bianchi, foglie verdi e i frutti maturi rossi dell’anno precedente.

Peccato, ormai gli esemplari di questa splendida pianta sono poche e solo da qualche anno si sta tentando di reintrodurlo.

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La balena

Tempo fa stavano iniziando le riprese di un dvd nell’isola, così suggerii di fare un intervista al compianto Don Pino. Personaggio isolano, poeta, titolare di uno dei bar più famosi dell’isola. Accettando la proposta, accompagnai la troupe al bar. Lui era al suo posto e come solito, vista la telecamera, aspettava che gli presentassi il regista. Don Pino accettò e l’intervista fu memorabile, recitò solo la sua poesia su Colombo, una balena che ogni anno veniva a trovarlo…

Alla fine dell’inverno, anticipando un pò la primavera, sono i primi animali che arrivano a Lampedusa, le balene. balenaLa Balaenoptera physalus è il cetaceo secondo più grande al mondo, è enorme. Per riconoscerla da altre specie di balene, si deve osservare la pigmentazione diversa della testa: sul lato destro, il labbro inferiore, la cavità orale e alcuni dei fanoni sono bianchi, mentre il lato sinistro è grigio uniforme

La sua presenza a Lampedusa è documentata storicamente e oralmente. Si racconta infatti che attorno alla seconda guerra, il mare portò a riva un grosso esemplare morto di balena, a Cala Pisana. Per i Lampedusani fu una manna dal cielo e di esso non si buttò via nulla, furono fatte scarpe e olio per le lampade oltre che cibo.

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Giusto per dare un pò di numeri, è lunga fino a 26 mt, un palazzo di quasi 9 piani, il peso da 30 a 80 tonnellate. Ma che cosa viene a fare in quest’isola, perchè sempre nello stesso periodo?

Ad un certo punto dell’inverno verso la fine, non c’è mai una data precisa, ma quasi sempre dopo le prime tempeste da levante, fa la sua comparsa un microscopico esserino, dal nome impronunciabile l’Nyctiphanes couchii, questo piccolissimo gamberetto arriva in quantità industriali e così la nostra amica balena che nè è ghiotta, arriva anche lei per cibarsene. I gruppi di balene che si avvistano a Lampedusa sono vari, a volte più di una decina, anche con piccoli al seguito. La specie è in pericolo così come si può vedere nella scheda di classificazione di wikipedia riportata sotto a margine dell’articolo.

Molti gli studi fatti e gli studiosi che se ne occupano. Recentemente l’istituto Thethis del prof. Notarbartolo ha scoperto, tramite tag satellitari, che queste balene compiono delle migrazioni sud-nord, come le cugine degli oceani. Per cui in inverno al sud del mediterraneo e d’estate al nord nell’alto Tirreno, ma per noi va bene così, l’importante è che il nostro amico Colombo torni ogni anno ad annunciarci la primavera.