La natura a Lampedusa le specie animali e vegetali

Natura

Allungata da ovest ad est per circa 11 km è larga 3.6 km, per uno sviluppo perimetrale di circa 33.3 km. Chi vi arriva per la prima volta, specie in aereo, la prima immagine che si ha dell’isola è quella di una lunga striscia di terra piatta e arida.

Lampedusa, posta nell’estremo orientale del Canale di Sicilia, è ben lontana dalla terra ferma. Più vicina alla costa Tunisina (Africa) che a quella Italiana (Europa), racchiude al suo interno ambienti e biodiversità di questi due continenti.

L’isola è, sia a terra che a mare, “protetta”, infatti lungo le sue coste ricadono una riserva regionale, un’area marina protetta, dei siti di interesse comunitario.

Molte le specie simbolo di Lampedusa a testimonianza della sua ricca biodiversità, la tartaruga Caretta caretta è quella più conosciuta ed il sito dove essa depone le uova è divenuto famoso in italia e al mondo scientifico, grazie ad un naturalista tedesco che la studiò per primo in quest’isola nel lontano 1985, Dieter Gramentz.

Varie specie di uccelli, alcuni dei quali nidificanti, piccoli crostacei che brulicano nelle pozze temporanee, rospi, o la lucertola dell’isolotto dei conigli la Psammodromus algirus, segnalata per la prima volta da Edoardo Zavattari nel 1954.

Non mancano poi piante e fiori particolari come la Caralluma europaea, la Centaurea acaulis ed altre come il Chiliadenus lopadusanus.

Questo è quello che sarà fatto in questa sezione, la descrizione degli ambienti e delle singole specie che rendono unica la natura di Lampedusa e che vogliamo condividerla con quanti vorrano leggerla in queste pagine.

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Elatine gussonei (Sommier) Brullo & al.

In mezzo al quasi “deserto” di Lampedusa, passeggiando nel nulla solo per il gusto di perdersi con la mente fra i sassi dell’isola e alla ricerca di niente, potreste specie in inverno o inizio primavera, incappare in micro stagni chiamati dagli esperti pozze temporanee. Trovare questi luoghi nell’isola è come trovare un oasi nel deserto. Infatti non ci sono corsi d’acqua dolce, ma solo pietre, massi e sparuta vegetazione.

Ma nei posti giusti e nel momento giusto, alcuni buchi nella roccia nuda e di solito rotonde e profonde pochi centimetri, originatisi molto verosimilmente ad opera del vento si riempiono d’acqua piovana. Il fondo di queste pozze è reso impermiabile da un sedimento molto fine, limo. Da qui il nome pozze temporanee d’acqua dolce. Rimangono coperte dall’acqua nei brevi periodi di pioggia finchè tutta l’acqua evapora. Tutti gli habitat sono stati codificati e persino questo ha un codice il 3170* : Stagni temporanei mediterranei. E si sà dove c’è acqua c’è vita.

Le pozze dopo qualche giorno che si riempiono d’acqua dolce iniziano a brulicare di vita. Varie specie di animali microspici, si contendono quel micro cosmo. A dare un pò di ossigeno a queste acque stagnanti la natura ha provveduto con una micro pianticella anfibia. Il volgarmente detto pepe d’acqua di Gussone. La Elatine gussonei nome della specie dato in onore di Giovanni Gussone, è una bellissima pianticella verde le piccole foglioline verdi una volta emerse dalla pozza temporanea danno vita a piccoli fiorellini.

Questa pianticella è stata descritta per la prima volta nella storia della botanica a Lampedusa nel 1885 da Lojacono poi da Sommier nel 1908 poi nuovamente nel 1915 ed infine da Brullo nel 1988. Ciò che dispiace è che la sua presenza non viene indicata a Lampedusa nella mappa di distribuzione dall’organizzazione internazionale che si occcupa di catalogare le specie viventi e indicarle come più o meno minacciate d’estinzione, lo IUCN (International Union for Conservation of Nature), incredibileeee direbbe Sasà Salvaggio.

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